Era, ed è necessario tuttora, curare ed assistere chi è malato, sacrificando la presenza dei parenti. Il bene da salvare e salvaguardare è maggiore e più importante rispetto al bene da sacrificare. È il dogma che continuiamo a ripeterci. È il dogma che continuiamo a ripetere ai malati dei quali ci occupiamo. Siamo costretti a farlo. Eppure, il Comitato nazionale per la bioetica con la sua mozione “La solitudine dei malati nelle strutture sanitarie in tempi di pandemia” ci invita a riconsiderare il fondamentale supporto dei familiari, non esclusivamente come parte passiva, ma come parte attiva e collaborativa del processo di guarigione dei pazienti ospedalieri. Anche durante la pandemia. Noi da che parte stiamo? Cosa pensiamo di tutto questo?
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